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Nel mercato incompleto ratti e immondizie sparse

Nel centro della città che pure un suo decoro riesce a mantenerlo dopo la grande crisi della emergenza rifiuti, sopravvivono zone franche, aree bollate con un maleficio di extraterritorialità dove nessun operatore ecologico mette il naso e la ramazza. Da più di un anno piazza Matteotti ha riavuto il suo mercato, questa volta coperto e a livello di strada e non più delle fogne. Impianto moderno, stand e box interni allegri di frutta e alimentari e di tutto quanto fa mercato ma con una macchia che lo dequalifica e ne annulla i pregi architettonici e funzionali: le rampe che circondano la struttura e che la collegheranno con l’area sottostante destinata a parcheggio, sono tutte discariche a cielo aperto, erbacce e sterpaglie in crescita spontanea, conseguente traffico di ratti che sembrano visoni a dispetto delle rituali disinfestazioni. L’opera è incompleta, in ciò perfettamente allineata alla consuetudine casertana, cerimonie di posa di prime pietre e poi lavori di realizzazione da tempi biblici.

Il nuovo mercato sembrava avviarsi alla eccezione, prima l’area di parcheggio soprastante la vecchia struttura, poi il capannone centrale e la prima inaugurazione fu fatta a Natale del 2008. Resta da completare l’altra metà della piazza, una seconda struttura per negozi, in mezzo un’area attrezzata con panchine e di sotto, in quella che era stata un’area mercato per anni indecente, nuovi parcheggi a sgravare le strade che all’intero complesso fanno da corona circolare. Questo secondo lotto dei lavori, comunque, è andato subito ad allungare la lista delle “incompiute” cittadine e l’opera è rimasta monca, con intorno un cantiere malamente recintato, attraversato da percorsi pedonali indispensabili all’accesso al mercato e circondato da quelle rampe piene di rifiuti maleodoranti che tracimano anche sui marciapiedi a raso.

A completamento di tanta indecorosità, c’è l’angolo di marciapiedi tra via Turati e via Ricciardi, con un capanno telato al cui interno fermentano cassonetti di rifiuti. Il risultato è sotto il naso dei negozianti e dei passanti. Un’altra zona franca è dirimpettaia alla reggia, è un vasto anfratto già stazione di mezzi pubblici, da anni un suk di paninerie, di commercianti di varia mercanzia, pozzanghere di tipo lagunare. Di fianco l’ex palazzo delle Poste che si sta strutturalmente trasformando in un paio di facoltà della Seconda Università e, ancora di fianco, l’ex Canapificio che dovrebbe diventare Centro per l’accoglienza degli immigrati, funzione che già assolve ma in modo inadeguato.

Franco Tontoli | CorrieredelMezzogiorno

pubblicato da staff in data 1 Marzo, 2010


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