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STRASBURGO: NICOLA CAPUTO (S&D), INTERVIENE SULLE “INTERPELLANZE PRINCIPALI”

Strasburgo: Nicola Caputo (S&D), interviene in seduta plenaria nel corso della discussione sulle “interpellanze principali”.
Dal lontano 2003, quando comparve per la prima volta in un rapporto di Legambiente sulle ecomafie, l’espressione “Terra dei fuochi” ha caratterizzato e marchiato un’intera area della Campania che abbraccia diversi comuni della provincia di Caserta e di Napoli. Io stesso provengo da quella ricca e feconda terra, che per secoli è stata chiamata “Terra di lavoro”.
“Terra dei fuochi” sintetizza ed enfatizza ciò che a cavallo tra gli anni Novanta e l’inizio del nuovo secolo si è andato verificando in queste zone: un irresponsabile ed incontrollato sversamento di sostanze tossiche, scorie e rifiuti di ogni genere, cui spesso è seguito il loro incenerimento. Un’attività di inquinamento criminale e sistematico, che ha potuto contare su una catena di negligenze ed omissioni e sulla tragica impreparazione delle autorità competenti ad arginare il fenomeno. L’ho denunciato in quest’Aula nel corso del mio primo one-minute speech di questa legislatura.
L’impatto della Terra dei fuochi è stato devastante per la vita e per la salute di decine di migliaia di persone e per l’economia dell’intera Campania. Da novembre c’è una nuova emergenza in termini di mortalità, in particolare di bambini. I dati sono simili agli anni 2012 e 2013. I roghi tossici continuano 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno. In 32 comuni della provincia di Napoli la mortalità supera la media regionale del 10 % per gli uomini e del 13 % per le donne, mentre in 23 comuni della provincia di Caserta le percentuali sono del 4 % e del 6 %. Con i suoi 500 000 ettari di superficie agricola, la Campania, con la Puglia e la Catalogna, rappresenta uno dei tre grandi poli agroalimentari europei. Un danno economico e d’immagine incalcolabile, nonostante i siti in cui si è sversato materiale tossico non superino l’1 % del totale delle aree rurali.
Devo però dire che dopo decenni di commissariamenti, durante i quali qualcuno di noi ha chiesto più volte, talvolta anche in maniera isolata, la mappatura delle aree a rischio, l’avvio di un processo di bonifica dei suoli inquinati e l’istituzione di un registro regionale dei tumori, si inizia a registrare un’inversione di tendenza. Fortunatamente è cambiato l’approccio al problema: c’è una maggiore consapevolezza e una forte determinazione a risolvere il problema alla radice.
Recentemente la Regione Campania si è dotata di una rigorosa procedura di certificazione della salubrità delle sue produzioni agroalimentari, così da risultare una delle regioni più controllate d’Europa, e ha messo in piedi un vero e proprio piano di monitoraggio dell’intero territorio campano, con l’obiettivo di svolgere indagini tecniche per la mappatura – anche mediante strumenti di telerilevamento – dei terreni della regione destinati all’agricoltura.
A febbraio il registro tumori infantili della Regione Campania è stato accreditato dall’Associazione italiana dei registri tumori ed è stato avviato uno specifico studio da parte dell’Istituto zooprofilattico e dell’Istituto tumori di Napoli su 4 200 soggetti provenienti da 168 comuni individuati sulla base di tre modelli differenti di rischio ambientale, al fine di escludere le interferenze date dalla poca esposizione o da fattori legati fisiologicamente all’età.
Inoltre, sono stati effettuati i primi interventi di bonifica delle aree inquinate. Si è dato avvio all’operazione di rimozione delle ecoballe, ma soprattutto la Campania si è dotata di un nuovo piano per i rifiuti, che dovrà traghettare la regione definitivamente oltre l’emergenza.
Certamente è necessario fare molto di più, continuare a tenere accesi i riflettori nazionali, e non solo nazionali, su questo enorme problema che continua a mietere vittime innocenti. Le istituzioni, a cui tocca dimostrare di avere capacità di intervento, devono fare la propria parte provvedendo a bonifiche in tempi celeri, ma anche l’Europa può e deve fare la sua parte, accompagnando la Campania in questo processo.
Pochi mesi fa, in un convegno che ha visto la presenza di medici e scienziati provenienti da ogni parte d’Europa, ho chiesto ad alcuni funzionari della Commissione – e ribadisco qui la mia richiesta – l’elaborazione di un manuale di buone pratiche, da quelle igienico-alimentari a quelle mediche e di prevenzione, per dare delle valide indicazioni ai cittadini che vivono in tutte le aree ad alto impatto ambientale d’Europa.
La Terra dei fuochi, assieme alle tante aree che soffrono un’emergenza ambientale, non deve essere considerata o avvertita come un problema esclusivamente italiano o campano: è un’emergenza europea. I problemi sono molteplici, complessi e collegati tra loro, e la sinergia tra le istituzioni europee e tra gli enti locali in questi anni è stata la vera chiave per arrivare a risultati tangibili.
Ringrazio il commissario Vella per la consueta disponibilità che dimostra ogni volta che parliamo di Terra dei fuochi e della Campania e per il coinvolgimento che ha dimostrato a più riprese. Grazie anche alle associazioni e alle istituzioni del territorio campano, alle migliaia di cittadini coinvolti in questo tentativo di salvare una terra meravigliosa. Ora si tratta solo di continuare a lavorare duramente e insieme, affinché la Terra di lavoro torni il prima possibile “Campania felix”.