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STRASBURGO: NICOLA CAPUTO (S&D), INTERVIENE SU “RISERVA DI EFFICACIA DELL’ATTUAZIONE PER I FONDI SIE”

Strasburgo: Nicola Caputo (S&D), interviene in seduta plenaria nel corso della discussione su ”riserva di efficacia dell’attuazione per i fondi SIE”.
Ogni Stato membro dispone di una riserva di efficacia dall’attuazione dei fondi strutturali e di investimento europei pari al 6 % delle risorse stanziate.
Alcuni paesi hanno già adottato decisioni per oltre il 70 % della spesa relativa alle rispettive assegnazioni al Fondo di sviluppo regionale e al Fondo sociale. Tuttavia, in seguito alla risoluzione di questo Parlamento, adottata quasi un anno fa, sulla costruzione di pilastri per una politica di coesione dell’Unione europea post 2020, non sono pervenute ulteriori informazioni in merito allo sblocco della riserva di efficacia.
La Commissione deve assolutamente, a mio avviso, sbloccare tale riserva, anticipando la verifica dell’efficacia dell’attuazione per i programmi che sono avanti sulle scadenze previste. Tra le iniziative del pacchetto di completamento dell’Unione economica e monetaria, recentemente presentato dalla Commissione, vi è la proposta di modifica del regolamento generale sui fondi strutturali per permettere agli Stati membri di lasciare in tutto o in parte la riserva di efficacia nella disponibilità della Commissione, allo scopo di realizzare un proprio piano di riforme strutturali, che l’Europa pagherebbe attraverso una procedura semplificata e senza bisogno di cofinanziamento nazionale.
La Commissione ha anche teorizzato una bipartizione tra regioni a basso reddito e regioni a bassa crescita. Si tratta di un meccanismo che, per quanto semplice all’apparenza, può generare equivoci e perplessità, anzitutto rispetto alla nozione stessa di riforme strutturali che, per come intesa dalla Commissione, appare in completa antinomia rispetto a quella di infrastrutture.
La mia posizione è chiara, proprio perché sono consapevole del ritardo infrastrutturale che continua a penalizzare le regioni in ritardo di sviluppo – come il Mezzogiorno d’Italia, che ho il privilegio di rappresentare in quest’Aula – e delle difficoltà che quotidianamente il loro tessuto produttivo incontra, sono convinto che la politica di coesione debba perseguire, contrariamente a quanto proposto dalla Commissione, il suo fine originario: ridurre, cioè, il gap tra i territori, ma tra tutti i territori, senza distinzioni tra “buoni” e “cattivi”, che nelle intenzioni di qualcuno dovrebbe tradursi in obiettivi diversi per i fondi della coesione.
Dobbiamo sgombrare il campo dall’equivoco che i fondi europei, che sicuramente possono contribuire a tanto, da soli possano fare tutto. Sarebbe un errore imperdonabile, non solo accettare, ma addirittura promuovere l’idea che essi possano diventare la riserva per tutti i bisogni e per tutte le emergenze che l’Europa si trova ad affrontare. Al contrario, cerchiamo tutti insieme di rilanciare la politica di coesione modernizzandola, riscoprendone gli obiettivi e restituendo ai territori l’unica vera politica europea di investimenti strategici di lungo periodo.