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Olio di Palma: un limite ai contaminanti cancerogeni 

L’UE prende provvedimenti per tutelare la salute dei consumatori dal consumo di olio di palma cancerogeno! Era il 2016 quando fu pubblicato uno studio dell’EFSA che evidenziava il formarsi di sostanze cancerogene nell’olio di palma trattato ad alte temperature.

Da allora mi sono occupato molto vicino della questione. Una oral question rivolta alla Commissione mi fu boicottata dalle pesanti lobby politiche presenti in Parlamento. Ho presentato una interrogazione scritta (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2016-006690+0+DOC+XML+V0//IT&language=it), rispondendo alla quale la Commissione si impegnava ad adottare misure entro la fine del 2016. In seguito al suo immobilismo, ho preteso che venisse in ENVI a spiegare le cause del suo ritardo. C’erano ulteriori studi da fare!

Dopo due anni le cose si sono mosse. L’autorità sui contaminanti nella catena alimentare (CONTAM), lavorando di concerto con la FAO e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha espresso un nuovo parere sulla questione, con un approccio basato sul cosiddetto ‘margine di esposizone’. A seguito di ciò, la Commissione europea ha ritenuto opportuno stabilire un limite massimo più rigoroso per gli oli vegetali destinati agli alimenti.


Il nuovo regolamento entrerà in vigore il 19 Marzo, e le industrie alimentari avranno pochi mesi per adattarsi ai nuovi limiti imposti dalla Commissione. Tra pochi mesi, nessuno dovrà più preoccuparsi della nocività dei grassi vegetali presenti negli alimenti. Questo è un risultato concreto, ed è la migliore testimonianza del lavoro delle istituzioni europee per la salute dei cittadini.


Personalmente – quando si parla di sostanze nocive nella catena alimentare – sono sempre stato un sostenitore del «principio di precauzione». Credo che un margine di incertezza scientifica sia normale, specie quando bisogna fare analisi lunghe e complesse. Ma allo stesso tempo credo che il compito della politica sia un altro, cioè quello di tutelare i cittadini a prescindere dai dibattiti in corso.
Non è una battaglia facile. Così come accade per il glifosato, per gli interferenti endocrini, per i PFAS e per tantissime altre sostanze di cui mi sono occupato in questi anni, il dubbio sulla loro nocività non sempre è abbastanza per far scattare i primi meccanismi di tutela. La scienza ha i suoi tempi, e sono sacrosanti. Ma il diritto alla salute dei cittadini europei non può aspettare.