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Copyrights: limiti per le grandi piattaforme online a tutela del diritto d’autore

Dopo il rinvio in commissione Juri dello scorso luglio, stavolta la plenaria ha approvato il compromesso sulla direttiva copyright, introducendo tra l’altro un nuovo diritto di equo compenso agli editori, dovuto dai servizi online come Google e Facebook in caso di pubblicazione di snippet. (Lo snippet è quell’anteprima che compare – per esempio su Google News – di fianco al link con le notizie. Il compenso è quanto i servizi online dovrebbero pagare agli editori giornalistici per sfruttare a fini commerciali quest’anteprima).
Un’altra conseguenza dell’attuale testo della direttiva è che le piattaforme online saranno obbligate a introdurre filtri sui contenuti pubblicati sul web dai propri utenti, qualora non abbiano fatto accordi specifici con i detentori del diritto d’autore. Qualcosa di simile lo fa già YouTube, che con i propri algoritmi di analisi controlla in automatico se i contenuti caricati dagli utenti possono contenere materiale protetto da copyright. Dall’approvazione della direttiva tutte le grandi piattaforme – ad eccezione delle PMI – dovranno farlo obbligatoriamente. Questa misura sarà utile per l’emersione del sommerso, a vantaggio del mercato legale di video e musica.
 Ma ora inizia il dialogo tra Parlamento, Commissione e Consiglio per arrivare alla norma effettiva. Poi bisognerà vedere come avverrà il recepimento e l’interpretazione che ne daranno i giudizi nelle sentenze. Ma occorreva individuare alcuni principi per stabilire dei punti fissi, così da non ledere i diritti degli altri.
Sono felice che, al di là delle strumentalizzazioni, abbia prevalso il buon senso a difesa dell’industria creativa e della qualità delle sue produzioni.