Rischi per la salute connessi al consumo di oli vegetali, in particolare di oli di palma

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha recentemente concluso che vi sono prove sufficienti che i glicidil esteri degli acidi grassi – contaminanti che si formano durante la lavorazione di oli vegetali raffinati – sono genotossici e cancerogeni.
I più alti livelli di glicidil esteri degli acidi grassi sono stati trovati negli oli di palma e nei grassi di palma.
Secondo l’EFSA, attraverso le formule per lattanti, i bambini sono esposti a un livello fino a dieci volte superiore ai livelli accettabili.
Nonostante i livelli di glicidil esteri degli acidi grassi negli oli e nei grassi di palma si siano dimezzati negli ultimi sei anni, l’olio di palma rimane il maggiore fattore di rischio per la maggior parte delle persone. Presente in snack, biscotti, grissini, cracker e decine di altri alimenti e cibi per bambini, l’olio di palma è un potenziale rischio sanitario, soprattutto per i bambini e i giovani, nonché per tutte le persone che consumano alimenti ricchi di grassi di palma acidi.
Considerando quanto sopra, può la Commissione precisare quanto segue:
– come intende gestire i potenziali rischi per i consumatori derivanti dall’esposizione a queste sostanze negli alimenti
– se intende adottare misure di regolamentazione per limitare la presenza di composti pericolosi negli oli di palma, al fine di proteggere la salute umana?

Parlamento Europeo

Xylella fastidiosa

Da 5 anni ormai la Xylella fastidiosa è il principale responsabile del “complesso del disseccamento rapido dell’olivo” nell’area geografica a sud della regione Puglia.
La criticità della situazione ha spinto la Corte di giustizia europea a pronunciarsi recentemente in favore della possibilità per la Commissione di obbligare gli Stati membri a rimuovere tutte le piante potenzialmente infettate da questo parassita.
L’eradicamento degli ulivi deve però essere considerato l’extrema ratio in una regione come la Puglia in cui il settore olivicolo rappresenta una parte importante del PIL, ragion per cui occorre concentrare l’attenzione su possibili soluzioni alternative.
È di questi giorni la notizia dell’esperienza positiva di un imprenditore locale che, dopo un anno di cure tradizionali e biologiche, ha portato a far germogliare nuovamente i 450 ulivi (molti dei quali secolari) presenti sul suo terreno che si trova tra Alezzo e Gallipoli, epicentro del contagio.
Alla luce di quanto esposto, può la Commissione precisare se:
– è al corrente dei risultati soddisfacenti prodotti da questo particolare metodo curativo;
– ritiene di dover destinare parte dei fondi stanziati per la ricerca contro la Xylella a un progetto pilota che contempli il ricorso a suddetto metodo?

Xylella fastidiosa

Sicurezza informatica

Di recente la Commissione ha avviato un nuovo partenariato pubblico-privato sulla cibersicurezza che dovrebbe generare investimenti per 1,8 miliardi di euro entro il 2020. Tale partenariato fa parte di una serie di nuove iniziative volte a dotare l’Europa di strumenti maggiormente efficaci nel contrasto degli attacchi informatici e nel rafforzamento della competitività del settore.
Alla luce di un recente sondaggio, l’80% delle imprese europee ha subito almeno un incidente di sicurezza informatica nel corso dell’ultimo anno. Al contempo, il numero degli incidenti in tutti i settori industriali a livello mondiale è aumentato del 38%. Si tratta, quindi, di una situazione che danneggia le imprese europee e rischia di minare la fiducia nell’economia digitale.
Può la Commissione far sapere:
– quali misure intende porre in essere al fine di intensificare la cooperazione transfrontaliera in caso di gravi incidenti informatici;
– se intende agevolare l’accesso ai finanziamenti per le imprese più piccole che operano nel campo della cibersicurezza;
– stante la rapidità dei mutamenti nel settore della sicurezza informatica, se intende presentare una valutazione dell’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa) in merito all’adeguatezza del mandato affidatole?
Sicurezza informatica

Sistema per la certificazione dei biocarburanti

In ottemperanza alla direttiva europea sulla promozione delle energie rinnovabili, ogni Stato membro deve fare in modo che entro il 2020 la propria quota di energia da fonti rinnovabili utilizzata nel settore dei trasporti sia almeno pari al 10% del consumo energetico.
Alla luce dello sviluppo tecnico e delle possibilità concrete di utilizzare energie alternative nei trasporti, l’obiettivo del 10% può essere centrato anche mediante un incremento dell’impiego di biocarburanti.
Dall’audit svolto recentemente dalla Corte dei conti europea è emerso che le valutazioni della Commissione, sulle quali è basato il riconoscimento dei sistemi volontari, non esaminano adeguatamente alcuni aspetti necessari a garantire la sostenibilità dei biocarburanti. L’assenza di supervisione del funzionamento dei sistemi volontari riconosciuti acuisce, inoltre, l’incertezza sull’applicazione delle norme di certificazione.
Poiché il sistema europeo per la certificazione della sostenibilità dei biocarburanti, alla luce della menzionata relazione della Corte dei conti, non risulta affidabile, può la Commissione riferire quali misure intende porre in essere al fine di colmare tale lacuna e se intende svolgere una valutazione esaustiva dei sistemi volontari, esaminando ad esempio in che misura la produzione di biocarburanti certificati comporti rischi di ricadute socioeconomiche negative e di cambiamenti indiretti di destinazione dei suoli?

Sistema per la certificazione dei biocarburanti

Influenza delle etichettature alimentari «a semaforo» sulle scelte dei consumatori

Nel giugno 2013 il ministero della Sanità del Regno Unito ha introdotto un sistema volontario di etichettatura dei prodotti alimentari — la cosiddetta etichettatura «a semaforo» — che classifica i prodotti in tre categorie (verde, giallo, rosso) in base alla quantità di sale, zuccheri, grassi e grassi saturi in essi contenuti.
Un recente studio analizza i dati di vendita di un campione di tre prodotti che partecipano a questo sistema (prosciutto di Parma, parmigiano reggiano e brie francese) registrati tra il 2013 e il 2015 dal maggior distributore al dettaglio del Regno Unito. Mentre i prodotti senza etichettatura a semaforo hanno registrato un aumento complessivo del volume delle loro vendite, per gli stessi prodotti sono particolarmente evidenti cali significativi delle vendite e perdite di quote di mercato in presenza di semaforo giallo e, soprattutto, rosso.
Questi risultati confermano l’influenza che il sistema riesce a esercitare sui consumatori, inducendoli a non comprare determinati prodotti, senza peraltro fornire sull’etichetta informazioni corrette e trasparenti.
In tale situazione, non ritiene la Commissione necessario svolgere un’indagine più approfondita sulle conclusioni che emergono dal suddetto studio, effettuando una valutazione economica e commerciale globale dell’impatto generato dall’uso dell’etichettatura a semaforo da parte dei dettaglianti nel Regno Unito?

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