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Copyrights sui prodotti audiovisivi: difesa del principio territoriale

E’ stato dato mandato al gruppo negoziale del Parlamento per il trilogo sulla riscossione dei diritti d’autore e dei diritti connessi alla produzione di opere audiovisive e alla loro distribuzione sul territorio europeo.
La proposta iniziale della Commissione mirava ad estendere il “principio del paese di origine” al settore online per ridurre al minimo l’ostacolo rappresentato dai costi eccessivi di transazione. In questo modo si sarebbe superato “il principio di territorialità”, che permette soprattutto alle piccole case di produzione la sopravvivenza in un mercato che, con l’avvento di internet, è già molto compromesso.
Ritengo, infatti, la riscossione dei diritti d’autore e dei diritti connessi alla produzione di opere audiovisive e alla loro distribuzione sul territorio europeo essenziale all’interno del mercato culturale europeo, poiché consente ad attori indipendenti e a nuove imprese di produrre contenuti economicamente sostenibili e di qualità.
Con il suo voto, il Parlamento ha dato mandato per estendere il principio d’origine solo ai notiziari, escludendo quindi le opere creative.

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Brexit: uscire dalla UE non è un buon affare

Il primo accordo raggiunto sulla Brexit conferma che uscire dall’Unione europea non è poi un così grande affare.
Gli Inglesi e i Gallesi, soprattutto per ragioni sociali, culturali e geografiche, hanno sempre avvertito la lontananza da una cultura dell’integrazione europea. Avrebbero voluto godere dei vantaggi dell’Unione, senza doversi gravare degli oneri.
Eppure il Regno Unito già godeva di una situazione di privilegio: non ha aderito all’euro, ha conservato i controlli alle frontiere e si è visto riconosciuto uno status particolare sotto diversi punti di vista, non ultimo quello che riguarda il rimborso parziale dei fondi versati all’Unione europea. Ma tutto questo non è stato giudicato sufficiente.
La crisi economica del 2008, da cui tutta l’Europa stenta ancora a riprendersi, è stata la scintilla per addossare all’UE le responsabilità di tutto, anche di colpe non proprie.
C’è, senza dubbio, una situazione ibrida, che al momento crea non poche difficoltà: la mancanza di un’Unione fiscale, di una seria Unione bancaria, la mancanza di un Ministro dell’Economia europeo, la lentezza nell’intervento nella crisi migratoria, tanto per fare solo alcuni esempi, ma ciò è dovuto essenzialmente alle decisioni dei governanti degli Stati membri, che poi, per tornaconto personale, hanno vita facile a lamentarsi delle inefficienze dell’UE.
Della crisi economica e delle inadeguatezze dell’Unione europea ha approfittato chi, non avendo mai avuto un ruolo di responsabilità e cultura di governo, ha potuto far credere, ad un elettorato sostanzialmente impreparato, che, riacquistando la propria sovranità, la Gran Bretagna avrebbe potuto scegliere da sé il proprio destino, anche in un mondo globalizzato.
In realtà solo dopo il referendum sulla Brexit, la Gran Bretagna sta capendo che con la sua scelta ha compiuto un salto nell’ignoto, lontano da ogni progetto politico di lungo respiro. Per questo ha dovuto cedere a tutte le richieste dell’Unione.
Il Regno Unito sarà tenuto a rispettare per altri otto anni le sentenze della Corte di Giustizia dell’UE, pur non facendone più parte; continuerà a pagare fino al 2020 i contributi al bilancio europeo e i programmi europei (tra i 40 e i 60 miliardi di euro) anche se non vi parteciperà più; tutte le decisioni prese dall’UE entro il 2020 saranno valide per il Regno Unito anche dopo la Brexit; tutti i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito seguiteranno a valere anche dopo la Brexit; l’Euratom non si occuperà più dei controlli di sicurezza delle centrali nucleari inglesi, ma il Regno unito aprirà una sua agenzia che si impegna a seguire le direttive europee.
La migliore sintesi di questo accordo credo sia del quotidiano britannico The Guardian: “Alla fine della fiera lo stato attuale dei negoziati dimostra che la Gran Bretagna ha tenuto un referendum e sta pagando miliardi di sterline per decidere se ottenere i minimi diritti commerciali del Canada o la minima sovranità di alcuni stati vassalli come la Norvegia.”

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“Young Farmers Scheme”

Dopo vari hearing in cui abbiamo ascoltato i maggiori esperti del settori, è iniziato l’iter parlamentare del dossier  “Young Farmers Scheme”, per il quale sono relatore in commissione AGRI .
Il rapporto in questione rappresenterà la posizione del Parlamento europeo in relazione alle politiche per i giovani agricoltori.
Il mio obiettivo principale è quello di mantenere il sostegno dei giovani agricoltori e di aumentare il livello massimo dei finanziamenti oltre il 2% a partire dal 2020.
Intendo inoltre affrontare il problema dell’accesso alla terra, che è il principale ostacolo per i giovani agricoltori e i nuovi entranti, tramite una rivalutazione del sistema di pagamento diretto e la creazione di incentivi per gli agricoltori più anziani a passare le loro aziende alle generazioni più giovani.
L’attuale struttura di pagamento diretto, infatti, richiede un uso attivo minimo del terreno e assegna sovvenzioni in gran parte sulla base della proprietà della terra per cui gli agricoltori esistenti sono incentivati a mantenere l’accesso alla terra per scopi di investimento piuttosto che produttivi.
Altri ostacoli sono l’accesso al capitale e la mancanza di capacità imprenditoriali. L’accesso alle risorse finanziarie aggiuntive non è sufficiente e crea uno dei principali ostacoli per l’avvio delle imprese agricole. Il mio obiettivo è quello di migliorare l’accesso ai finanziamenti attraverso tassi di interesse agevolati sui prestiti per i nuovi entranti.
Per quanto concerne invece l’aspetto formativo nelle attuali misure è previsto un fondo per finanziare i servizi di consulenza per i giovani agricoltori, che hanno maggiormente bisogno di informazioni sull’amministrazione e sugli aspetti tecnici dell’agricoltura, nonché sull’accesso ad esempi condivisi di buone pratiche.
Infine, con riguardo agli oneri amministrativi, il mio obiettivo è ottenere, per i nuovi arrivati, un’amministrazione semplificata.

Dichiarazione scritta sull’adesione dell’UE alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC)

Dichiarazione scritta, presentata a norma dell’articolo 136 del regolamento, sull’adesione dell’UE alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC)

  1. Il crescente fenomeno dei minori non accompagnati, il sempre maggiore sfruttamento dei minori da parte delle reti di trafficanti e l’esposizione dei minori a contenuti nocivi online sono solo alcune delle questioni che mettono in discussione l’efficacia dell’UE nel fornire ai minori il sostegno che meritano.
  2. L’UE non è uno Stato parte della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC), nonostante l’UE faccia riferimento alla Convenzione nell’attuazione dei suoi strumenti politici.
  3. L’adesione dell’UE all’UNCRC assicurerebbe che il rispetto dei diritti dei minori diventi, da obiettivo stabilito dal trattato qual è ora, un obbligo giuridico, inviando in tal modo un forte segnale politico di enorme valore; Ciò migliorerebbe ulteriormente la credibilità dell’UE in quanto promotore dei diritti dei minori all’interno dei propri confini e oltre ad essi.
  4. Si invitano pertanto il Consiglio e la Commissione a conferire nuovo slancio alla valutazione in corso relativa alle condizioni per l’adesione dell’UE all’UNCRC, al fine di rafforzare il quadro giuridico per la protezione dei diritti dei minori.
  5. Si trasmette la presente dichiarazione, con l’indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio e alla Commissione.

Dichiarazione scritta sul diritto dei consumatori a una scelta informata dei prodotti alimentari

Dichiarazione scritta, presentata a norma dell’articolo 136 del regolamento, sul diritto dei consumatori a una scelta informata dei prodotti alimentari

  1. La politica di protezione dei consumatori è parte dell’obiettivo strategico dell’Unione di migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini, e, in tale contesto, il diritto dei consumatori a una scelta informata dei prodotti dovrebbe essere rispettato in tutti i settori, compresa la catena di approvvigionamento alimentare.
  2. I risultati dello studio sul funzionamento del sistema di etichettatura volontaria per i consumatori di prodotti alimentari dell’Unione europea (EAHC/FWC/2012 86 04) hanno dimostrato che più del 70 % dei consumatori acquista prodotti alimentari sulla base dei dati indicati sull’imballaggio del prodotto.
  3. L’innovazione tecnologica in materia di raccolta, scambio e utilizzo dei dati per monitorare il flusso di materie prime e altri ingredienti consente una tracciabilità affidabile, garantendo in tal modo la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari. I fabbricanti e le autorità di vigilanza beneficiano della tracciabilità, così come i consumatori, i quali sono in grado di ricevere tutte le informazioni sull’origine dei prodotti e sugli ingredienti. Il sistema garantisce informazioni ai consumatori sull’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari, nonché sull’intero ciclo delle carni e dei prodotti a base di carne, incluse informazioni quali data, luogo di nascita e di allevamento, data di macellazione nonché luogo e data delle prime gelate.
  4. La Commissione è invitata a studiare quali possibilità possono essere offerte dalla tecnologia per garantire che i consumatori abbiano il maggiore e più facile accesso, mediante l’etichettatura, a tutte le informazioni inerenti all’origine e agli ingredienti dei prodotti alimentari.
  5. Si trasmette la presente dichiarazione, con l’indicazione dei nomi dei firmatari al Consiglio e alla Commissione.