Monopolio delle quote di pesca

In alcuni luoghi i grandi armatori operano in una situazione di quasi monopolio e dispongono di una quota elevata di pesca a scapito delle molte operazioni su piccola scala e dei piccoli porti. Questo, ad esempio, succede per la ripartizione delle quote di tonno rosso e di pesce spada in Italia. Di conseguenza, un certo numero di comunità locali hanno perso posti di lavoro nelle industrie della pesca in mare aperto, cosa che non sarebbe avvenuta se le quote fossero state distribuite in modo più uniforme.
L’articolo 17 del regolamento (UE) n.1380/2013 relativo alla politica comune della pesca (PCP) specifica che gli Stati membri sono obbligati a utilizzare criteri di ripartizione trasparenti e oggettivi nell’attribuzione delle quote di pesca assegnate alle navi battenti la loro bandiera.
Nei limiti delle sue competenze, può la Commissione far sapere:

se ha intenzione di intraprendere iniziative per imporre un massimale al contingente assegnato a ciascuna operazione di pesca quando l’articolo 17 del regolamento sulla PCP non è rispettato;
se ha intenzione di specificare ulteriormente i requisiti dei criteri di assegnazione utilizzati dagli Stati membri, con particolare riguardo alla trasparenza e all’obiettività?

Utilizzo dei droni per il controllo delle emissioni navali

Le navi sono degli inquinatori potenti e quelle che solcano i mari europei devono mantenere i gas di scarico entro limiti ben precisi.
Nell’inverno del 2016, l’EMSA (European Maritime Safety Agency) ha iniziato un percorso di sperimentazione dell’utilizzo di droni nell’attività di monitoraggio dei gas di scarico delle navi, da effettuarsi fino a 50 km di distanza dalla costa, in tutti gli Stati membri, e per un minimo di 60 giornate di controllo e pattugliamento.
Ciò premesso, può la Commissione far sapere, nei limiti delle sue competenze, come valuta nel complesso i risultati ottenuti dalla sperimentazione eseguita con i droni per il monitoraggio delle emissioni di CO2 delle navi, in particolare con riguardo all’efficacia, all’incidenza sul budget, ai possibili rischi e all’integrazione nel sistema THETIS-MRV?
Può inoltre indicare se e come, alla luce di tali valutazioni, intende implementare questa tecnologia e affiancarla alle altre attività di monitoraggio poste in essere dall’EMSA?

Controllo dello stato dei porti europei

Le coste dell’Unione europea sono lunghe migliaia di chilometri e accolgono oltre 1 000 porti, che gestiscono circa il 90 % del commercio estero dell’UE e circa il 40 % degli scambi interni, con un traffico di 3,5 miliardi di tonnellate di merci e 350 milioni di passeggeri ogni anno.
All’EMSA (European Maritime Safety Agency) è stata assegnata la responsabilità tecnica per il monitoraggio e il controllo dello stato dei porti a livello comunitario. Ciò implica la valutazione del funzionamento dei sistemi di ispezione portuali istituiti dai singoli Stati membri dell’UE e dei dati così ottenuti, oltre che un’analisi completa delle statistiche relative alle navi che approdano nei porti comunitari.
Può la Commissione riferire, nei limiti delle sue competenze:

quali sono le criticità finora individuate nell’attuazione della direttiva 2009/16/CE, in particolare quelle legate alla gestione delle aree portuali nelle «lagging regions»;
se, alla luce di questi dati e dell’importanza commerciale del settore, ha intenzione di intraprendere iniziative mirate ad incrementare la capacità logistica, la sicurezza e l’impatto economico dei porti europei, in particolare quelli situati nelle «lagging regions».

Aumento esponenziale delle malattie sessualmente trasmissibili — il caso del linfogranuloma da chlamydia

Secondo l’OMS ogni anno vengono registrati 498,9 milioni di nuovi casi di contagio da malattie a trasmissione sessuale nel mondo.
In particolare, negli ultimi cinque anni, si è registrata in Europa la diffusione di malattie prima confinate in paesi terzi, quali ad esempio il Sud America e l’India. È il caso del linfogranuloma da chlamydia che, da malattia classificata «rara» dall’ECDC, è stata oggi invece definita «vera e propria epidemia». Sono stati segnalati casi da diversi paesi europei: Belgio (12 casi), Danimarca (29 casi), Paesi Bassi (100casi).
Alla luce di quanto precede, può la Commissione riferire, nei limiti delle sue competenze:

se ritiene opportuno intraprendere una campagna di sensibilizzazione mirata, informando i cittadini, in particolare i giovani sui nuovi rischi legati alla diffusione in Europa di malattie prima confinate in Paesi terzi?
quali azioni intende intraprendere a seguito dei nuovi dati forniti dall’ECDC in merito alla diffusione del linfogranuloma da chlamydia e alla diffusione di malattie prima considerate rare nell’Unione?

Nube con presenza di Reutenio-106

A partire dal 29 settembre, in alcune regioni del nord dell’Italia, della Francia, dell’Austria e della Germania è stata riscontrata radioattività dovuta alla presenza di Reutenio-106, elemento chimico solitamente non presente in quantità rilevanti nell’aria.
Si tratta di quantitativi limitati, che non suscitano immediata preoccupazione per la salute pubblica, ma che comunque costituiscono un’anomalia significativa nella composizione chimica dell’aria ed un potenziale pericolo per la salute dei cittadini delle aree interessate.
Può la Commissione riferire, nei limiti delle sue competenze, se è in grado di fornire dettagli sull’origine e le cause della presenza di concentrazioni anomale di Reutenio-106 in alcune aree d’Europa nei giorni successivi al 29 settembre 2017?
Può dire, altresì, se intende effettuare un monitoraggio periodico dell’aria nei territori interessati dall’anomalia, al fine di constatare la natura episodica dell’accaduto e di raccogliere dati utili ad appurarne le cause?