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La proposta del PE sul QFP 2021-2027: il bicchiere è mezzo pieno

L’Unione Europea ha bisogno di nuove risorse proprie per emanciparsi dai governi nazionali e aumentare il proprio bilancio. Sono necessarie inoltre risorse finanziarie aggiuntive per affrontare le sfide della disoccupazione, della migrazione e del cambiamento climatico. Questi gli obiettivi con cui il Parlamento europeo ha approvato il Quadro Pluriennale Finanziario 2021-2027. Dopo un bilancio settennale complessivo pari a quello del settennio precedente, l’impegno per l’Unione europea ricomincia a crescere. Il riferimento all’1,3% del reddito nazionale lordo, supera il precedente massimale dell’1% e rilancia l’ambizione del progetto europeo. Tutte le politiche dell’UE dovranno essere allineate agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda ONU 2030, gli unici in grado di dare prospettiva a lungo termine alla nostra azione politica. Questo ci consentirà di ristrutturare in corso il futuro bilancio nel caso in cui non siano stati fatti progressi sufficienti nei settori contemplati, quali la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico. Il Parlamento ha confermato le seguenti priorità:
– la dotazione finanziaria del programma di ricerca Horizon Europe  di 120 miliardi di euro (la Commissione aveva proposto solo 83,5 miliardi);
– Rafforzamento del piano strategico europeo di investimenti (“Piano Juncker”);
– Incremento dei finanziamenti per le infrastrutture di trasporto e le PMI;
– Mantenimento del finanziamento delle politiche agricole (nessun taglio alla PAC!!) e di coesione a lungo termine;
– Raddoppiate delle risorse per affrontare la disoccupazione giovanile, triplicate le risorse per Erasmus+;
– Individuazione del contributo dell’UE per gli obiettivi climatici a un minimo del 25% della spesa del QFP, per portarla al 30% il prima possibile, al più tardi entro il 2027.

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Bando del monouso in plastica: ci siamo quasi

L’inquinamento da plastica è una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi, sulla quale occorre intervenire con decisione immediatamente. È stato approvato dal Parlamento europeo il provvedimento per mettere al bando, a partire dal 2021, alcuni prodotti in plastica come posate, piatti, bastoncini cotonati, cannucce e bastoncini per palloncini.
Inoltre, entro il 2025, gli Stati membri dovranno raccogliere e riciclare il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, mentre i contenitori per bevande in plastica saranno ammessi solo se tappi e coperchi non saranno rimovibili. Per i contenitori per alimenti e le tazze per bevande in plastica, gli Stati membri dovranno anche fissare obiettivi nazionali di riduzione.Il Parlamento è andato oltre le proposte contenute nel testo della Commissione, aggiungendo all’elenco delle materie plastiche vietate anche i sacchetti in plastica leggera, gli articoli di plastica oxodegradabili, come sacchetti o imballaggi, e i contenitori impiegati nei fast-food in polistirolo espanso. A breve inizieranno i negoziati con il Consiglio per approdare alla norma definitiva. Per i prodotti in plastica per i quali non esistono alternative, gli Stati membri dovranno ridurne il consumo del 25% entro il 2025. Tra questi articoli figurano le scatole monouso per hamburger e panini e i contenitori alimentari per frutta e verdura, dessert o gelati. Gli Stati membri dovrebbero elaborare piani nazionali per incoraggiare l’uso di prodotti adatti a uso multiplo, nonché il riutilizzo e il riciclo. In merito agli attrezzi da pesca, che rappresentano il 27% dei rifiuti che si trovano sulle spiagge europee, gli Stati membri dovrebbero garantire che almeno il 50% di questi, smarriti o abbandonati venga raccolto ogni anno, con un obiettivo di riciclaggio di almeno il 15% entro il 2025.

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Un altro mattone per l’Unione dell’Energia: il pacchetto energia pulita

La plenaria del Parlamento europeo ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto in giugno con il Consiglio Ue su tre importanti dossier legislativi che fanno parte del pacchetto “Energia pulita per tutti i cittadini”: efficienza energetica, energie rinnovabili e governance dell’Unione dell’energia. Il pacchetto prevede un obiettivo vincolante per la produzione di energia da fonti rinnovabili (che dovrà rappresentare il 32% del consumo nel 2030) e uno indicativo sull’efficienza energetica (32,5% nel 2030), che sono più ambiziosi degli obiettivi originariamente presenti nella proposta della Commissione europea. Entrambi gli obiettivi saranno rivisti dalla Commissione europea entro il 2023, e potranno solo essere innalzati, non abbassati. Inoltre, il pacchetto mira a incentivare i biocarburanti “di seconda generazione”, quelli cioè che non sono prodotti a partire da coltivazioni che potrebbero essere usate per il consumo umano. Questo avverrà con la fissazione di un obiettivo specifico del 14% per i carburanti di nuova generazione nei trasporti entro il 2030. A partire dal 2019, invece, il contributo dei biocarburanti di prima generazione sarà gradualmente eliminato fino a raggiungere quota zero nel 2030. Novità anche per le biomasse, che dovranno essere utilizzate secondo un criterio di sostenibilità e bruciate solo in impianti efficienti. Con la nuova legislazione, gli Stati membri saranno tenuti a stabilire misure specifiche di efficienza energetica a beneficio delle persone colpite dalla “povertà energetica”, e dovranno inoltre garantire che i cittadini abbiano il diritto di produrre energia rinnovabile per il proprio consumo, di immagazzinarla e di vendere alla rete la produzione in eccesso. Infine, il pacchetto prevede un sistema di “governance” per garantire che ogni paese Ue resti in linea, a livello nazionale, con gli obiettivi europei, facendo la sua parte. Ogni Stato membro dovrà presentare un “piano nazionale integrato per l’energia e il clima” con obiettivi, contributi, politiche e misure nazionali entro il 31 dicembre 2019 e successivamente ogni dieci anni. A questo punto manca solo una formalità: l’adozione del pacchetto da parte del Consiglio Ue (che ha già espresso il suo accordo politico). Le nuove norme saranno quindi pubblicate nella Gazzetta ufficiale. Una parte del pacchetto (il regolamento sulla “governance”) entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione, e sarà applicato direttamente in tutti gli Stati membri. L’altra parte consiste di due direttive che dovranno essere recepite nel diritto nazionale entro 18 mesi dalla loro entrata in vigore.

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Nuovi diritti per i passeggeri ferroviari. Normativa estesa anche ai treni regionali.

Approvata dalla plenaria di Strasburgo la modifica al regolamento sui diritti dei passeggeri, che garantirà una migliore assistenza alle persone a mobilità ridotta, un migliore accesso per i ciclisti e procedure più chiare per il trattamento dei reclami. La legislazione – in attesa dell’ok anche del Consiglio UE – stabilisce inoltre che le compagnie ferroviarie dovranno migliorare le informazioni fornite ai passeggeri sui loro diritti e aumentare l’indennizzo versato ai pendolari in caso di ritardi. Il risarcimento per i ritardi superiori a un’ora sarà dal 25% al 50% del prezzo del biglietto. I passeggeri avranno diritto a tale risarcimento, mantenendo quello a proseguire il viaggio o a cambiare il proprio percorso. I passeggeri avranno diritto al 75% del prezzo del biglietto per un ritardo di un’ora e trenta minuti e al 100% del prezzo del biglietto per ritardi superiori alle due ore. Per evitare che i passeggeri rimangano bloccati dopo una coincidenza persa, un passeggero con diversi biglietti per un viaggio a più tratte ha gli stessi diritti all’informazione, all’assistenza e al risarcimento di quelli che avrebbe con un biglietto cumulativo. L’assistenza alle persone a mobilità ridotta dovrà essere gratuita e disponibile nelle stazioni più grandi, senza obbligo di notifica preventiva. E’ stato ridotto il tempo necessario per la pre-notifica nel caso in cui sia necessaria assistenza nelle stazioni più piccole. I passeggeri hanno il diritto di portare le biciclette a bordo del treno, anche su treni ad alta velocità, servizi a lunga distanza, transfrontalieri e locali. I treni nuovi e ristrutturati dovranno avere spazi ben indicati per il trasporto di biciclette assemblate, con un minimo di otto spazi. Il nuovo regolamento si applicherà anche ai servizi ferroviari suburbani.

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Nuovo pacchetto delle telecomunicazioni: Maggiore protezione per i consumatori

Il Parlamento europeo ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto in giugno con il Consiglio UE sul Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC). Le nuove norme offriranno ai cittadini la connettività ad alta velocità e renderanno le chiamate sicure e accessibili all’interno dell’UE, garantendo al contempo la necessaria prevedibilità per gli operatori di telecomunicazioni per stimolare gli investimenti nella rete internet ad alta velocità. La politica del “Roam Like at Home” ha posto fine alle tariffe di roaming nel 2017. La nuova legislazione limiterà il costo delle chiamate intra-UE a 19 centesimi al minuto e a 6 centesimi per gli SMS a partire dal 15 maggio 2019. La normativa, inoltre, protegge meglio gli utenti di smartphone, compresi gli utenti di servizi basati sul web (Skype, WhatsApp, ecc.) e rafforza i requisiti di sicurezza, inclusa la crittografia. Introduce il diritto di conservare il proprio numero di telefono fino a un mese dalla rescissione del contratto e il diritto al rimborso del credito prepagato non utilizzato al momento della risoluzione del contratto, nonché un indennizzo in caso di ritardo o abuso nel passaggio a un altro operatore. Infine, gli Stati membri dovranno facilitare l’introduzione del 5G, mettendo a disposizione uno spettro adeguato entro il 2020, al fine di raggiungere l’obiettivo della “Roadmap UE 5G” di avere una rete 5G in almeno una delle principali città di ogni Paese dell’UE entro il 2020. In caso di grave emergenza o catastrofe, i cittadini colpiti potranno essere avvisati tramite SMS o applicazioni mobili. Gli Stati membri avranno 3 anni e mezzo di tempo per mettere in funzione il sistema dopo l’entrata in vigore della direttiva. Per raggiungere il livello di investimenti nelle infrastrutture e nelle reti 5G necessario a soddisfare le esigenze di connettività, la nuova legislazione offre una maggiore prevedibilità degli investimenti e promuove la condivisione dei rischi e dei costi tra gli operatori di telecomunicazioni. Dopo l’approvazione formale del Consiglio, gli Stati membri avranno due anni di tempo per adottare la legislazione nazionale di attuazione della direttiva. I massimali tariffari entreranno in vigore il 15 maggio 2019.