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CAPUTO PARTECIPA ALLA X EDIZIONE DEL FORUM INTERNAZIONALE POLIECO SULL’ECONOMIA DEI RIFIUTI – VENERDÌ 21 SETTEMBRE – ISCHIA

L’eurodeputato Nicola Caputo, membro della Commissione Ambiente (ENVI), parteciperà alla decima edizione del Forum Internazionale sull’Economia dei Rifiuti promosso dal consorzio Polieco in programma il 21 e 22 settembre all’hotel Regina Isabella di Lacco Ameno, sull’isola di Ischia. Il FORUM che quest’anno ha come titolo“Plastica: ancora un futuro?” è ormai divenuto un appuntamento fisso per le Imprese del riciclo dei materiali plastici e per gli stakeholders istituzionali. L’europarlamentare Nicola Caputo parteciperà ne pomeriggio di venerdì 21 alla tavola rotonda “Le nuove Direttive europee sulla plastica e le aspettative delle imprese”.

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Resistenza antimicrobica: un piano d’azione per evitare il peggio

Il Parlamento europeo ha preso posizione contro la crescente minaccia rappresentata dai batteri resistenti agli antibiotici, che può essere affrontata solo attraverso un approccio ‘one health’.
La risoluzione sottolinea come l’uso corretto e prudente degli antimicrobici sia essenziale per limitare la comparsa di una resistenza antimicrobica nell’assistenza sanitaria umana, nella zootecnia e nell’acquacoltura e si invita a tenere in considerazione anche la catena alimentare e l’ambiente, in quanto possono diffondere microrganismi resistenti.
Il testo approvato chiede alla Commissione europea e agli Stati membri di limitare la vendita di antibiotici da parte degli operatori della salute umana e animale che li prescrivono e di eliminare qualsiasi incentivo finanziario. È necessario adottare misure concrete contro le vendite illegali e le vendite senza prescrizione di antimicrobici nell’Ue.
La Commissione europea dovrebbe elaborare un elenco prioritario degli agenti patogeni dell’Ue sia per l’uomo sia per gli animali, definendo chiaramente le priorità future in materia di ricerca e sviluppo.

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Strategia europea sulla plastica: finalmente un’azione internazionale coordinata

L’aula di Strasburgo ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione sulla strategia europea sulla plastica presentata lo scorso gennaio dalla Commissione nell’ambito del piano d’azione per la transizione verso un’economia circolare. Nel documento si chiede la creazione di un vero e proprio mercato unico per le plastiche riciclate, incentivi per la raccolta dei rifiuti in mare, nuove norme a livello europeo in materia di biodegradabilità e compostabilità e un divieto totale della plastica ossidegradabile entro il 2020. Si propone inoltre un divieto delle microplastiche nei cosmetici e nei prodotti per la pulizia entro il 2020.
Con l’approvazione della relazione, il Parlamento ha in sostanza dato il via libera “condizionato” alla strategia europea sulla plastica, presentata a gennaio dall’esecutivo guidato da Jean Claude Juncker. Strategia che adesso dovrà tradursi in misure concrete: tra quelle proposte dalla Commissione, quella di rendere riciclabili entro il 2030 tutti gli imballaggi in plastica prodotti e commercializzati sul territorio dell’Unione. Entro la stessa data, occorrerà poi quadruplicare la capacità di selezione dei rifiuti e di riciclo, cosa che potrebbe garantire la creazione di 200mila nuovi posti di lavoro in tutta Europa.
Oltre alla tutela dell’ambiente, infatti, il piano dell’esecutivo Ue guarda anche alla crescita e all’occupazione per porre le basi di una nuova economia delle materie plastiche, in cui progettazione e produzione vadano di pari passo con riutilizzo, riparazione e riciclo. Una scommessa che l’Unione punta a vincere dicendosi pronta a mettere sul tavolo ben 100 milioni di euro in finanziamenti per lo sviluppo di materiali plastici più intelligenti e più riciclabili, per processi di riciclo più efficienti e per tracciare e rimuovere le sostanze pericolose e i contaminanti dalle materie plastiche riciclate.

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Situazione in Ungheria: “Orban è un fascista” e il PE lo sanziona

E’ la fine dell’impunità per Viktor Orbán, primo ministro ungherese e capofila degli “illiberali” in Europa. Con un voto storico il parlamento europeo ha sancito a maggioranza l’avvio di una procedura contro l’Ungheria a causa delle preoccupazioni sullo stato di diritto nel paese.
Si tratta di un provvedimento significativo, innanzitutto perché spesso l’Unione europea ha funzionato come un “club” in cui si cerca di evitare di punire chi infrange le regole comuni.  Da tempo il governo ungherese moltiplica gli attacchi contro la giustizia, i mezzi d’informazione e la società civile, mantenendo posizioni xenofobe senza che l’Unione reagisca. Dopo il caso della Polonia, per la seconda volta è stato fatto ricorso all’articolo 7 che regola gli attacchi contro lo stato di diritto nell’Ue.
Il voto rappresenta una sorpresa anche perché mancano otto mesi alle elezioni europee. Il partito di Orbán, Fidesz, aderisce al Partito popolare europeo (Ppe), principale schieramento di destra all’interno del parlamento di Strasburgo. Fino a questo momento, il Ppe aveva privilegiato la coesione del gruppo mantenendo un’ambiguità sempre più insostenibile davanti alla linea apertamente autoritaria di Orbán.
Paradossalmente, il premier ungherese ha costretto la destra tradizionale europea a fare una scelta che alla fine lo ha penalizzato. Viene dunque spinto verso l’estrema destra dello scacchiere, a cui sostanzialmente appartiene. Quanto meno ora c’è più chiarezza.

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Copyrights: limiti per le grandi piattaforme online a tutela del diritto d’autore

Dopo il rinvio in commissione Juri dello scorso luglio, stavolta la plenaria ha approvato il compromesso sulla direttiva copyright, introducendo tra l’altro un nuovo diritto di equo compenso agli editori, dovuto dai servizi online come Google e Facebook in caso di pubblicazione di snippet. (Lo snippet è quell’anteprima che compare – per esempio su Google News – di fianco al link con le notizie. Il compenso è quanto i servizi online dovrebbero pagare agli editori giornalistici per sfruttare a fini commerciali quest’anteprima).
Un’altra conseguenza dell’attuale testo della direttiva è che le piattaforme online saranno obbligate a introdurre filtri sui contenuti pubblicati sul web dai propri utenti, qualora non abbiano fatto accordi specifici con i detentori del diritto d’autore. Qualcosa di simile lo fa già YouTube, che con i propri algoritmi di analisi controlla in automatico se i contenuti caricati dagli utenti possono contenere materiale protetto da copyright. Dall’approvazione della direttiva tutte le grandi piattaforme – ad eccezione delle PMI – dovranno farlo obbligatoriamente. Questa misura sarà utile per l’emersione del sommerso, a vantaggio del mercato legale di video e musica.
 Ma ora inizia il dialogo tra Parlamento, Commissione e Consiglio per arrivare alla norma effettiva. Poi bisognerà vedere come avverrà il recepimento e l’interpretazione che ne daranno i giudizi nelle sentenze. Ma occorreva individuare alcuni principi per stabilire dei punti fissi, così da non ledere i diritti degli altri.
Sono felice che, al di là delle strumentalizzazioni, abbia prevalso il buon senso a difesa dell’industria creativa e della qualità delle sue produzioni.