Nicola CAPUTO

“DON” NEL GRANO EUROPEO, CAPUTO (PD), E’ UNA SOSTANZA DANNOSA, E’ NECESSARIO ABBASSARE LA SOGLIA CONSENTITA PER L’INDUSTRIA ALIMENTARE

“L’Unione Europea importa dall’estero grano contenente deossinivalenolo (DON), una micotossina che crea seri problemi alla salute dell’uomo. Tra le conseguenze di un consumo eccessivo di DON ci sono il malfunzionamento del sistema ematopoietico, l’abbassamento delle difese immunitarie, la gluten sensitivity ed alcune malattie del sistema nervoso. E’ necessario abbassare considerevolmente la soglia di deossinivalenolo consentita per il grano destinato all’industria alimentare”. – Lo ha chiesto Nicola Caputo Parlamentare europeo del gruppo S&D e membro della Commissione Agricoltura e della Commissione per la Sicurezza Alimentare in una interrogazione alla Commissione europea. Caputo ha già chiesto in una analoga interrogazione di prendere iniziative sui livelli di glifosato presenti nel grano estero e quindi nei prodotti da esso derivati – La normativa vigente nell’Unione Europea – spiega ancora Caputo nella sua interrogazione – prevede un limite per la presenza di DON nel grano duro non trasformato di 1750 ppb ed una dose giornaliera di DON tollerabile dall’uomo di 1 µg/kg. Il rapporto fra il DON consentito e quello tollerabile espone ad enormi rischi i bambini e tutti coloro che seguono una dieta mediterranea o consumano quantità di cereali superiori alla media statistica europea. E’ necessario – conclude l’europarlamentare – riformulare i criteri di determinazione del rischio, non basandoli esclusivamente su valori medi di consumo e obbligare tutti i soggetti coinvolti nella filiera a fornire al consumatore maggiori informazioni sulla miscela e sulla qualità dei grani utilizzati nei prodotti alimentari”.

Livello delle radiazioni da iodio 131

Nel mese di gennaio, in prossimità del confine tra Norvegia e Russia, sono stati rilevati livelli eccessivi di radiazioni nucleari prodotte da iodio 131. Le stesse radiazioni sono state successivamente rilevate anche in altri paesi, e segnatamente in Finlandia, Polonia, Repubblica Ceca, Germania, Francia e Spagna.
Dallo studio dei modelli di diffusione atmosferica dello iodio 131 si deduce che l’emissione è avvenuta di recente (gennaio 2017). Per quanto riguarda la localizzazione geografica, il maltempo ha impedito di risalire con precisione al luogo di rilascio.
Alla luce di quanto segnalato e delle dichiarazioni già rilasciate dalle autorità norvegesi e francesi, si chiede alla Commissione:

intende prendere posizione sull’aumento temporaneo dei livelli di iodio 131 nell’atmosfera di alcuni Stati membri?
ha accesso ad informazioni relative alla causa e al luogo delle emissioni, oppure, ove queste manchino, ritiene necessario indagare in tal senso?

24 aprile 2017
Risposta di Miguel Arias Cañete
a nome della Commissione
La Commissione è a conoscenza delle emissioni di iodio 131 rilevate in Europa tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2017, e continuerà a monitorare la situazione anche attraverso il sistema unionale di sorveglianza della radioattività ambientale, coordinandosi ove opportuno con le autorità nazionali. Tenuto conto del basso livello di radiazioni registrato, le autorità nazionali convengono che non vi sono rischi di ripercussioni negative sulla salute dei cittadini.
L’origine della sostanza è ancora ignota e dall’inizio di febbraio i livelli sono diminuiti. Ad oggi, inoltre, l’ultimo rilevamento delle radiazioni è avvenuto in Finlandia alla fine di febbraio. Organismi come l’Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire (IRSN) in Francia e la Radiation and Nuclear Safety Authority (STUK) in Finlandia stanno tentando di risalire all’origine della dispersione atmosferica ripercorrendo all’inverso la traiettoria dei rilevamenti, ma riconoscono che non si tratta di un compito facile, soprattutto a causa delle condizioni meteorologiche registrate nel periodo dei rilevamenti.

Lotta alla dipendenza giovanile da alcool e droga

Per contrastare l’abuso di alcool e droghe in età giovanile, alcuni Stati membri hanno sperimentato con successo un programma basato sul c.d. «modello islandese», che mira a combattere alla radice il fenomeno attraverso attività extrascolastiche, regole sulla somministrazione dell’alcool e sensibilizzazione delle famiglie. Finora l’esempio islandese è stato seguito da 17 Stati membri, trovando prevalentemente applicazione in piccole aree urbane.
Gli Stati membri che non hanno adottato programmi intensivi di recupero lamentano elevati costi di gestione e carenza di fondi da investire in attività extrascolastiche. Inoltre, le regole sulla somministrazione dell’alcool risultano incidere fortemente sui diversi stili di vita dei cittadini europei, risultando in alcuni casi troppo rigide o difficilmente applicabili.
Alla luce di quanto esposto, può la Commissione riferire:

se ritiene opportuno incentivare gli Stati membri ad avvalersi di programmi mirati a combattere alla radice il fenomeno delle dipendenze giovanili;
se intende sviluppare nuovi programmi di lotta alle dipendenze giovanili tenendo presente la varietà di stili di vita dei cittadini nei diversi Stati membri?

20 aprile 2017
Risposta di Vytenis Andriukaitis
a nome della Commissione
La Commissione è consapevole del fatto che l’alcolismo e la tossicodipendenza sono problemi complessi, da affrontare in modo organico.
La Commissione integra e supporta gli sforzi degli Stati membri volti a ridurre l’abuso di alcool e i danni da esso provocati e a conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile e gli obiettivi dell’Organizzazione mondiale della sanità.
La Commissione coordina l’attuazione e il monitoraggio del Piano d’azione europeo sul consumo di alcool tra i giovani e l’assunzione occasionale e smodata di alcool, approvato dal Comitato per le politiche e le azioni nazionali in materia di alcool, e mira a supportare e integrare gli interventi degli Stati membri nell’ambito dell’alcool secondo l’approccio della «salute in tutte le politiche».
In aggiunta, l’UE integra e supporta le azioni degli Stati membri in ogni aspetto delle politiche antidroga, attraverso il piano d’azione in materia di lotta contro la droga dell’UE. Nell’ambito del pilastro sulla riduzione della domanda di droga, il piano d’azione per il periodo 2013-2016 si è concentrato sulla necessità di contrastare la poliassunzione. Nel futuro piano d’azione per il periodo 2017-2020, la Commissione propone che servizi globali e integrati basati su dati si occupino di poliassunzione (uso combinato di sostanze lecite e/o illecite, tra cui alcool e tabacco), in particolare fra le comunità vulnerabili, ad esempio i giovani.
Il programma per la salute attualmente cofinanzia due progetti per affrontare il tema del consumo di alcool tra i giovani e l’assunzione occasionale e smodata di alcool, mentre altri due programmi saranno avviati nell’aprile-maggio 2017. Il piano di lavoro 2017 del programma per la salute prevede inoltre di offrire sostegno agli Stati membri nell’ambito dei danni derivanti dal consumo di alcool, stanziando 1 milione di EUR. Nel marzo 2017 è stato avviato un progetto sulla prevenzione della poliassunzione tra i giovani.

CAPUTO, Nicola (S&D, IT)

PESCA-CILENTO, “LA SOSTENIBILITÀ SOCIALE DELLA PICCOLA PESCA VA SALVAGUARDATA”, LA COMMISSIONE EUROPEA RISPONDE AD UNA W.Q. DELL’EUROPARLAMENTARE CAPUTO

La Commissione europea, in risposta ad una interrogazione dell’europarlamentare Nicola Caputo sulle problematiche dei piccoli pescatori cilentani, ribadisce che “L’uso di attrezzi trainati è vietato entro una distanza di 3 miglia nautiche dalla costa. Inoltre, tali attrezzi sono vietati entro una distanza di 1,5 miglia nautiche dalla costa, indipendentemente dalla profondità. Questa serie di norme è destinata a riservare una parte della fascia costiera agli attrezzi selettivi utilizzati dai piccoli pescatori, al fine di proteggere le zone di crescita e gli habitat sensibili nonché favorire la sostenibilità sociale della piccola pesca”. Lo rende noto Nicola Caputo parlamentare europeo del Pd e membro della Commissione pesca (PESCH) – Dunque – insiste Caputo – il mare del cilento va liberato dalle cosiddette imbarcazioni MONOBARCA, ‘predatori del mare’ che utilizzano tecniche e strumenti incompatibili con l’ecosistema marino e che arrecano danno al lavoro di tantissimi operatori del settore e pescatori locali. – Inoltre l’europarlamentare Nicola Caputo rende noto che, – La Commissione europea ha varato una direttiva per migliorare le condizioni di lavoro dei pescatori in mare, disincentivare la pesca illegale e garantire la salute e la sostenibilità del settore della pesca. La direttiva conferisce efficacia giuridica ad un accordo negoziato dalle parti sociali europee per l’attuazione della Convenzione sul lavoro nel settore della pesca dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL). La direttiva – continua Caputo – è intesa a migliorare le condizioni di lavoro dei pescatori in mare, disincentivare la pesca illegale e garantire la salute e la sostenibilità del settore della pesca. Intanto – conclude l’europarlamentare Nicola Caputo –mi attiverò per sollecitare tutte le procedure possibili perché le regole europee siano fatte rispettare. Sarò, come sempre, al fianco dei pescatori di tutta la costa a tutela del mare e della economia locale affinché si metta fine a questa pratica lesiva dell’ecosistema e del lavoro di tantissimi operatori del settore”.

Situazione dei giudici di pace in Italia

La Magistratura di Pace in Italia versa in uno stato di grave precarietà, condizione che contrasta con le direttive europee 97/81/CE e 1999/70 CE, con l’art. 5 D.Lgs. 368/2001 e le sentenze della Corte di Giustizia del 12.12.2013, causa 361/12 in materia di precariato pubblico e causa 212/14.
Si rilevi che, a seguito del reclamo n. 103/2013, presentato dall’Associazione Nazionale Giudici di Pace, il Comitato europeo dei diritti sociali ha accertato la violazione del principio di non discriminazione nei confronti dei giudici di pace da parte dell’Italia, sancendo il riconoscimento dei diritti di questi ultimi alla tutela sociale e l’equivalenza al magistrato di ruolo.
Occorre tenere presenti le prerogative degli Stati membri nella materia e tenere conto dell’importanza e della delicatezza della funzione esercitata, delle forme di tutela sociale, nonché (a seguito della reiterata inerzia dello Stato italiano) della peculiarità e gravità della situazione determinatasi.
Alla luce di quanto precede, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

In che stato si trova la procedura di infrazione avviata a seguito del reclamo presentato il 9.11.2015 dalle associazioni di categoria?
Quali misure intende porre in essere affinché l’Italia attivi forme di stabilizzazione per superare il precariato dei giudici di pace?

29 maggio 2017
Risposta di Marianne Thyssen
a nome della Commissione
La Commissione è a conoscenza della situazione cui fa riferimento l’onorevole deputato.
La Commissione sta attualmente esaminando la conformità delle condizioni di lavoro dei magistrati onorari in Italia rispetto alle direttive 92/85/CEE, 2003/88/CE (che ha sostituito la direttiva 93/104/CE), 97/81/CE e 1999/70/CE. La Commissione è inoltre in stretto contatto con le autorità italiane per garantire che le direttive siano pienamente recepite nell’ordinamento giuridico italiano. La Commissione ha inoltre preso atto della decisione del Comitato europeo dei diritti sociali pubblicata il 16 novembre 2016 sulla situazione dei magistrati onorari e dei giudici di pace in Italia.
Qualora la valutazione giuridica evidenziasse la non conformità alla normativa dell’Unione, la Commissione potrà adottare le misure necessarie, comprese, se del caso, le opportune procedure di infrazione.