xtmkqQ2Q_400x400

PD CASERTA, CAPUTO E OLIVIERO, L’UNITA’ VA CERCATA NON IMPOSTA. NO ALLA SOSPENSIONE DELLE REGOLE STATUTARIE

Assistiamo ancora una volta al tentativo del Senatore Mirabelli di rappresentare la realtà in maniera artatamente distorta e di parte, il che ci induce purtroppo a pensare che nessuna unità del partito sarà mai possibile con lui commissario. E non è un caso se nessuna Assemblea provinciale è stata fino ad oggi convocata a confrontarsi sulle prospettive del PD. La verità è che il Senatore ha sempre avuto una idea precisa di partito, preconfezionatagli da alcuni suoi sodali casertani, che vorrebbe escluso un pezzo importante del partito, paradossalmente lo stesso che si era opposto alla gestione della segreteria Vitale, quella gestione tanto scellerata e dannosa che determinò lo stesso commissariamento. La vicenda dell’Ato idrico è stata la riproposizione dei trasversalismi e delle logiche consociative dell’accordo ASI, e contro cui l’assemblea provinciale del partito aveva votato all’unanimità, con il cosiddetto lodo Capacchione. Dalla padella alla brace, verrebbe da dire! Per questo la maggior parte dei sindaci e degli amministratori del PD e del centro sinistra hanno scelto di non sottostare ai diktat del Commissario. L’unità va ricercata, non imposta. Le coordinate dell’azione del Senatore Mirabelli, invece, sono sospensione delle regole democratico statutarie e nessuna condivisione delle scelte, pretendendo addirittura di darci lezioni di “come si sta in un partito”: caro Senatore Mirabelli, in un partito ci si sta con le regole e con la democrazia! È curioso come lo stesso Commissario sembri ammettere l’esistenza di un disegno preconfezionato anche per l’Ato idrico, quando dice, infatti, “è andato tutto secondo i piani”. Piani? Quali? E con chi, Forza Italia? Infine, apprendiamo con soddisfazione della richiesta del Senatore di un incontro con il vicesegretario nazionale, al quale spiegheremo le ragioni per cui, secondo noi, non è possibile proseguire un processo unitario in queste condizioni. E chiederemo che il tesseramento, da completare al più presto, sia gestito in maniera condivisa e trasparente, al fine di portare, in tempi brevi, il PD a Congresso.
Nicola Caputo – Parlamentare europeo
Gennaro Oliviero – Consigliere regionale della Campania

Proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla pesca del pesce spada nel Mar Mediterraneo

Il Parlamento europeo,
–  vista l’importanza della pesca del pesce spada nel Mediterraneo per l’Europa, in particolare per la Spagna e l’Italia,
–  vista la raccomandazione ICCAT del 2016 che istituisce un piano pluriennale di ricostituzione del pesce spada del Mediterraneo e che fissa dei limiti di cattura,
–  visto l’articolo 133 del suo regolamento,
A.  considerando che il parere del MEDAC sul pesce spada del Mediterraneo approvato il 15 marzo 2016 afferma che tale pesca non può essere gestita mediante un sistema di totali ammissibili di cattura (TAC) e di quote;
1.  invita la Commissione a utilizzare il 2015 quale anno di riferimento per le catture di pesce spada ai fini della ripartizione di TAC e quote, dal momento che i dati degli anni precedenti potrebbero includere catture illegali con reti da posta derivanti;
2.  invita la Commissione a stabilire criteri giusti ed equi che tengano conto degli aspetti socioeconomici della flotta tradizionale impegnata nella pesca del pesce spada del Mediterraneo;
3.  invita la Commissione a istituire un periodo di arresto della flotta dei pescherecci con palangari di superficie, da gennaio a marzo;
4.  invita il Consiglio a informare il Parlamento europeo in merito alle direttive generali di negoziato che impartisce alla Commissione, come disposto dall’articolo 218, paragrafo 10, del trattato di Lisbona.

Competitività del sistema portuale mediterraneo

L’area del Mediterraneo rappresenta un macro-nodo fondamentale nella rete del traffico merci globale.
Nel periodo 2001-2014 il traffico merci del Mediterraneo, che rappresenta quasi il 20 % del traffico navale mondiale, è cresciuto del 123 %.
Nell’ultimo decennio i principali porti italiani, però, hanno visto scendere la propria quota di mercato di trasbordo marittimo di circa il 10 % a causa:

della crescente concorrenza esercitata da Marocco ed Egitto, dove vi è la possibilità di gestire ampi volumi di merci con costi operativi unitari inferiori, anche in ragione di una normativa di tutela ambientale meno restrittiva;
della concorrenza dei principali scali del Nord Europa, che esercitano maggiore valenza attrattiva, basata sulla maggiore produttività, rispetto ai porti del Mediterraneo.

Alla luce di quanto sopra, come intende la Commissione:

1. promuovere il riavvio del processo di Barcellona del 1995, ponendo in essere le condizioni per avviare la zona di libero scambio nel Mediterraneo;
2. sostenere la stretta integrazione fra le reti transeuropee e le reti transmediterranee;
3. incoraggiare la cooperazione regionale tra i paesi terzi mediterranei?

14 marzo 2017
Risposta di Violeta Bulc
a nome della Commissione
1. Avviata nel 2009, l’Unione per il Mediterraneo (UpM) ha potenziato il processo di Barcellona e il suo obiettivo di porre in atto una rete euromediterranea integrata di trasporto multimodale volta a facilitare gli scambi commerciali e i contatti tra le persone. Le attività di cooperazione in corso mirano: i) alla riforma normativa e alla convergenza (anche per quanto riguarda il trasporto marittimo, l’efficienza dei porti e la trasparenza dei finanziamenti pubblici); ii) a realizzare la futura rete transmediterranea di trasporto (TMN-T) da collegare con la rete transeuropea di trasporto (TEN-T). Sono state adottate iniziative pertinenti nell’ambito del piano d’azione regionale per i trasporti dell’UpM (piano d’azione 2014-2020) con il sostegno di vari strumenti dell’UE e, a seconda dei casi, delle agenzie europee di trasporto e della Banca europea per gli investimenti.
2. La dichiarazione ministeriale dell’UpM del 2013 ha ribadito l’impegno nei confronti di un sistema di trasporto sicuro, sostenibile ed efficiente. È in corso di preparazione una mappa indicativa concordata della TMN-T su cui figurano i possibili collegamenti multimodali e interoperabili tra i partner mediterranei e la rete TEN-T attraverso le autostrade del mare, le piattaforme logistiche, gli aeroporti, i porti e le vie terrestri. L’UE sostiene questo approccio integrato tramite il meccanismo per collegare l’Europa. Quando sarà approvata a livello politico nell’ambito dell’UpM, la TMN-T contribuirà a mobilitare tutti i fondi disponibili a livello UE e internazionale.
3. I principi concordati dai ministri dei trasporti dell’UpM per l’attuazione del piano d’azione regionale nel settore dei trasporti comprendono il sostegno agli scambi di esperienze tra i partner del Mediterraneo meridionale (approccio Sud-Sud per integrare il dialogo euromediterraneo Nord-Sud). Questo approccio si aggiunge alla mobilitazione coordinata di tutti i soggetti interessati, al sostegno degli Stati membri e al coinvolgimento del settore privato e di quello pubblico.

Questioni relative al post-quote zucchero

A partire da ottobre del 2017 il settore bieticolo-saccarifero europeo sarà svincolato dal sistema delle quote. Diversamente, i raffinatori europei di zucchero di canna continueranno a far fronte a prezzi artificialmente alti della materia prima, dovuti a una politica che impone dazi elevati alle importazioni e limita le fonti di approvvigionamento di zucchero di canna greggio. L’accesso alla materia prima a prezzi equi e concorrenziali è imprescindibile per garantire la viabilità del settore e per stabilire una concorrenza equa nel mercato.
La sopravvivenza delle raffinerie rappresenta anche una protezione per i consumatori in termini di prezzi dei prodotti della filiera agroalimentare, di opportunità di scelta e offerta sul mercato. Il settore contribuisce inoltre con circa 5.000 posti di lavoro a livello europeo. Per esempio la SRB S.p.A., l’unica raffineria in Italia, ha creato circa 200 posti di lavoro diretti e indiretti in un’area dove il tasso di disoccupazione raggiunge livelli particolarmente elevati.
Quali misure ha previsto la Commissione:

per assicurare che il settore della raffinazione dello zucchero di canna in Italia e in Europa non soffra a causa dell’abolizione delle quote per il comparto bieticolo dopo il 2017;
per proteggere i consumatori e l’occupazione generata dal settore della raffinazione dello zucchero?

15 febbraio 2017
Risposta di Phil Hogan
a nome della Commissione
Lo scenario della fine delle quote di produzione dello zucchero era noto a tutti gli operatori del settore, compresi i raffinatori, da quando è stata decisa la riforma dello zucchero più di dieci anni fa. La nuova politica agricola comune (PAC) prevede l’abolizione delle quote zucchero dal mese di ottobre 2017. Al momento della riforma, i dazi sulle importazioni e le quote di importazione nel settore dello zucchero non sono stati modificati.
Attualmente l’UE autorizza le importazioni in esenzione da dazi e quote per lo zucchero proveniente dai paesi meno sviluppati nell’ambito del regime «Tutto tranne le armi» (paesi EBA) e dai paesi che hanno concluso un accordo di partenariato economico con l’UE (paesi APE).
Altri accordi commerciali offrono o offriranno ulteriori possibilità di importare zucchero di canna greggio. Dal 2014 i raffinatori di zucchero dell’UE hanno potuto beneficiare dell’accesso esente da dazio per più di 250 000 tonnellate di zucchero provenienti dall’America centrale, dal Perù e dalla Colombia.
Inoltre, 150 000 tonnellate saranno disponibili in esenzione da dazio dal Sud Africa a partire dall’applicazione in via provvisoria dell’accordo di partenariato economico con la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe, e altri accordi recentemente siglati offriranno ulteriori opportunità: per l’Ecuador 15 000 tonnellate e per il Vietnam 20 000 tonnellate.
La Commissione rassicura l’onorevole deputato che continuerà a monitorare il mercato dello zucchero dopo la fine del regime delle quote di produzione nel 2017, in linea con il quadro giuridico e nell’interesse dei produttori e trasformatori di barbabietole e dei raffinatori di zucchero di canna greggio dell’Unione nonché dei consumatori europei e dell’industria dell’UE che si serve dello zucchero.
Per quanto riguarda gli effetti strutturali, l’industria ha beneficiato di misure di ristrutturazione nel quadro della riforma dello zucchero per accompagnarne l’adeguamento a una fase post-quote. Inoltre, i Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) possono sostenere le trasformazioni dell’occupazione a livello regionale o locale.