Accesso al credito per le PMI.

Accesso al credito (e al credito agrario) per le PMI.

L’accesso al credito rappresenta, più che una risorsa, un insormontabile ostacolo per le PMI italiane. I dati forniti da Bankitalia evidenziano una contrazione degli impieghi e una crescita delle sofferenze bancarie.

Si registrano peraltro preoccupanti fenomeni che deprimono gli investimenti delle PMI, come ad esempio:

—           un peggioramento dei risultati di bilancio (e delle valutazioni del merito di credito delle banche);

—           l’inasprimento dell’accesso ai finanziamenti nel Mezzogiorno, area maggiormente dipendente dal credito bancario;

—           una limitazione dei finanziamenti a fondo perduto;

—           un private equity sostanzialmente irrilevante.

Limiti della politica agricola comune (PAC).

Limiti della politica agricola comune (PAC) per quanto riguarda gli aspetti socio-economici della stessa.

Oltre il 90 % delle aziende agricole europee è di piccole dimensioni. Queste realtà hanno un ruolo fondamentale non solo per quanto riguarda i volumi di produzione, ma anche perché permettono la preservazione delle aree rurali, mantenendo in vita intere comunità e contribuendo al loro sviluppo sociale e ambientale.

Prezzo dei carburanti in Italia.

Prezzo dei carburanti in Italia.

Il prezzo internazionale dei carburanti cala progressivamente ma per i consumatori italiani non cambia nulla in quanto i prezzi di benzina e gasolio in Italia non fanno registrare alcuna reazione dei listini al distributore. Questa situazione è determinata in gran parte dal peso delle accise, la cui incidenza in Italia è la più elevata tra gli Stati membri. La media dell’UE si ferma al 46,3 %, ben 14,2 punti in meno del dato medio italiano.

Elevato livello della pressione fiscale in Italia.

Elevato livello della pressione fiscale in Italia.

Premesso che la pressione fiscale a cui sono soggette le imprese italiane è elevatissima, in particolare se paragonata a quella presente negli altri maggiori Stati membri dell’Unione europea, e che, per effetto della crisi economica, il carico fiscale in Italia è ulteriormente aumentato, chiedo alla Commissione:

1. È a conoscenza dell’elevato carico fiscale a cui sono soggette le imprese italiane?
2. È consapevole che l’elevato carico fiscale presente in Italia incide negativamente sulla competitività delle imprese italiane, che sono costrette a competere con imprese che godono di regimi fiscali meno gravosi e più efficienti?
3. Intende promuovere misure volte all’armonizzazione dei regimi fiscali dei diversi Stati membri dell’Unione europea, con l’obiettivo di creare un mercato unico sempre più integrato, equo e competitivo?

Parlamento Europeo

 

Risposta di Pierre Moscovici a nome della Commissione 3 dicembre 2014.

La Commissione è a conoscenza del fatto che in alcuni Stati membri le imprese sono soggette a pesanti oneri fiscali e che ciò riduce la loro competitività.
Nell’edizione 2014 della relazione «Taxation Trends in the European Union» la pressione fiscale complessiva in Italia nel 2012 (ultimo anno disponibile) era stimata al 44 % del PIL, la sesta più elevata nell’Unione.
Con le raccomandazioni specifiche per paese approvate dal Consiglio l’8 luglio 2014 nell’ambito del semestre europeo è stato chiesto all’Italia di spostare la pressione fiscale dai fattori di produzione verso forme di tassazione considerate meno dannose per la crescita e la competitività, vale a dire i consumi, i beni immobili e l’ambiente. È stato inoltre raccomandato all’Italia di proseguire la lotta all’evasione fiscale.
Nel 2011 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva relativa a una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB), che è attualmente in discussione al Consiglio. La proposta di CCCTB affronta molti dei problemi sollevati dalla coesistenza di 28 diversi regimi di tassazione delle società tramite l’armonizzazione della base imponibile per l’imposta sulle società. La CCCTB è un’iniziativa importante nel processo di eliminazione degli ostacoli al completamento del mercato unico e nel 2011 figurava tra le iniziative da attuare per stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro.

Parlamento Europeo